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Lavoro di gruppo: Storia dell’ArteAlberto Giacometti(caratteristiche generali delle opere)di NICOLO’ LAZZARINIAlberto Giacometti, artista post – impressionista svizzero, è senza ombra di dubbio uno degli autori elvetici più celebri ed importanti a livello internazionale.Egli è noto prevalentemente per le proprie opere in campo scultorio, tuttavia è da riconoscere pure la realizzazione di svariati ritratti ed incisioni.Indubbiamente le sculture “filiformi” sono le sue opere più conosciute, che egli realizza a partire dal dopoguerra. Tali sculture raffigurano perlopiù figure umane erette, o intente a camminare, e busti. In altri casi, invece, rappresentano superfici squadrate (riconducibili a piazze) attraversate da figure.Le figure umane di Giacometti di quel perido risultano prevalentemente di forma allungata ed assottigliata, mentre nei busti la testa risulta appiattita in senso longitudinale ed il busto in senso trasversale. Comuni sono anche le superfici, che richiamano ad una corrosione ad opera del tempo increspate e smangiate. Sono inoltre presenti molti effetti di chiaro – scuro grazie alla presenza di crepe e scavature, che oltretutto donano un effetto di movimento caratteristico dell’arte di Giacometti, che si discosta in questo frangente dalla maggior parte degli autori del ‘900. Ma a cosa si può ricondurre questo stile ?Innanzitutto Alberto Giacometti nacque in una famiglia di artisti ed apprese molte delle sue tecniche dal padre. Egli, dopo aver frequentato per anni diverse scuole d’arte, si ispira a molti artisti visitando le loro opere presso città e musei. Lo colpiranno molto anche le opere esposte alla Biennale di Venezia del 1920, nel quale rimarrà affascinato in particolar modo da quelle di Cézanne e sull’arte primitiva, stile che riprenderà a Parigi negli anni successivi. E’ proprio a Parigi che Alberto Giacometti si trasferisce nel 1921, dividendo il proprio studio col fratello Diego. Le prime sculture parigine tradiscono una impronta cubista, ma sono noti anche riferimenti a Brancusi ed Archipenko.Nel 1928 egli pone le proprie opere su di un filone di carattere surrealistico. Tipiche di questo periodo sono le sculture caratterizzate da accostamenti sconcertanti e dalla distorsione delle parti anatomiche. Da queste opere ricaviamo l’espressione, tramite queste particolarità nella realizzazione, dei timori, degli incubi e delle sollecitazioni del subconscio. Un esempio lampante di questa ideologia è il crudele accostamento di Eros e Thanatos in Femme égorgé realizzato nel 1932.  Dopo un lungo periodo dedicato alla creazione di opere in stile surrealista, se ne allontana concettualmente e stilisticamente. Egli è deciso a scoprire l’essenza della realtà, e questo desiderio – dramma si può riconoscere facilmente in una sua frase “Tutto il percorso degli artisti moderni è in questa volontà di afferrare, di possedere qualcosa che sfugge continuamente… È come se la realtà fosse continuamente dietro i velari che si strappano. Ce n’è ancora un’altra, sempre un’altra”.È quindi dal dopoguerra che in Alberto fiorirà uno stile più maturo, detto per l’appunto stile maturo di Giacometti. I soggetti delle sculture vanno riducendosi: ritratti a mezzo busto di familiari e conoscenti, figure a busto intero, in piedi o che camminano, fino a composizioni di più figure, immobili e allineate o sorprese nel mentre d’un incontro di piazza. Celebri di questo suo nuovo stile sono i ritratti a mezzo busto e le figure in piedi. Nelle prime si denota un appiattimento sensibile della testa nel senso della profondità e del corpo in senso frontale; mentre per quanto riguarda le figure in piedi, le opere tendono ad assottigliarsi, dando vita a figure quasi filiformi. Alle volte queste figure vennero inquadrate da sottili cornici, quasi a volerle isolare dallo spazio circostante. In parte rifacendosi allo stile precedentemente utilizzato, l’aspetto delle raffigurazioni risulta ancora una volta smangiato e corroso, riconducibile all’usura del tempo e della vita, tramite anche pose perlopiù fisse. Da ciò siamo in grado di ricondurre le opere di Giacometti all’uomo del tempo, ovvero che credeva nel progresso, ma che si era ritrovato a perdere ogni illusione.  I quadri di Giacometti sono principalmente ritratti, raffiguranti familiari e conoscenti. Pure in queste opere si può cogliere il tema ricorrente della solitudine e della perdita di ogni illusione, riconducibile al genere dell’esistenzialismo sartriano. I personaggi ed i colori risultano spenti, grazie anche a sottili tratti smangiati che delineano le forme, risaltandole in uno spazio dalla prospettiva forzata.Tuttavia Giacometti, nella sua ricerca della realtà, finirà per distaccarsi sempre più dalla rappresentazione del vero, difatti scandagliando la profondità dell’esistenza umana, scoprirà la sua vena tragica. Egli quindi la rappresentò tramite la trasfigurazione della forma.Dunque in Alberto Giacometti non dobbiamo riconoscere una testimonianza estetica, bensì prevalentemente morale.

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