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Rock Street, San Francisco

In questi giorni il prezzo del petrolio è sempre più vicino
alla fatidica soglia dei 70 dollari al barile. Vi è un serio rischio che le sue
quotazioni subiscano un drastico e repentino crollo. I gestori dei fondi. I gestori
dei fondi comuni di investimento speculativi (hedge funds) stanno infatti
sostenendo questa ascesa in maniera consistente, quasi estrema, che forse potrebbe
preludere ad un brusco crollo, come sempre è accaduto e sempre accadrà,
nell’ottica di riuscire ad speculare su questa inversione di trend.

Le quotazioni sono in ascesa da 7 mesi da giugno ad oggi il
prezzo è salito dai 42 dollari di metà giugno ai quasi 67 dollari dell’ultima
settimana. Gli analisti stanno iniziando a evidenziare, nell’analisi tecnica,
alcuni segnali che lascerebbero presagire un tracollo imminente, anche se in
queste ore questo rialzo non accenna a fermarsi portando il prezzo agli stessi
livelli del 2014, superando tutti i massimi triennali. Ovviamente oltre agli
Hedge Funds, tanti altri investitori sia privati che istituzionali stanno
attualmente scommettendo forte su altri apprezzamenti, e proprio per questo
motivo, si teme una forte volatilità se per caso si entrasse in una fase di
liquidazione degli utili. Questa volatilità potrebbe assestare un brutto e
pesante colpo agli investitori.

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I?fondi stanno acquistando sia su Brent che su WTI,
raddoppiando il volumi usuali anche nella prima settimana dell’anno che di
solito è relativamente piatta hanno accumulato un numero senza precedenti di
posizioni lunghe, ossia all’acquisto:?nella settimana al 9 gennaio su Brent e
Wti ce n’erano per oltre un miliardo di barili, l’equivalente di quasi due
settimane di consumi globali.

Al momento le posizioni Buy degli speculatori sono dieci
volte quelle Sell:?uno squilibrio che può portare a serie ripercussioni sul
mercato, se dovesse mutare  scenario rialzista
di questi ultimi giorni che oggi sembra essere quello secondo in cui la domanda
greggio continuerà a crescere in modo da pareggiare la produzione di olio di
scisto (shale oil ), infatti l’OPEC si spera che continui a dimostrare una
ferma unità di intenti tra tutti i suoi alleati anche quando sarà il momento in
cui ci sarà un inversione di tendenza e verrà il momento di scegliere una exit
strategy dal presente scenario.

Negli ultimi mesi infatti i tagli alla produzione e quindi
una riduzione delle scorte petrolifere, dopo anni di eccesso di offerta ha
favori i paesi produttori con l’aumento del prezzo che ora è sotto gli occhi di
tutti.

Infatti per 10 settimane consecutive, anche le statistiche
Usa mostrano una diminuzione delle riserve.

Anche in seno all’OPEC si sono perplessità sulla situazione
e temono una situazione di instabilità e magari l’incertezza, e lo stesso
Ministro iraniano

Ma non è detto che la situazione continui ad evolversi senza
scossoni. Persino nell’Opec serpeggia la preoccupazione che qualcosa possa
ancora deragliare i piani:?il ministro iraniano del petrolio Bijan Zanganeh,
sostiene che alcuni membri del OPEC vogliono continuare ad aumentare la
produzione e aumentare le riserve e far scendere il prezzo al barile sotto i 60
$.

La produzione americana del petrolio sta continuando ad accelerare
in maniera massiccia e continuativa, arrivando ad oltre 10 milioni di barili al
giorno e puntando gli 11 milioni per il 2019.

Gli hedge funds, quindi, potrebbero continuare a scommettere
sul rialzo del petrolio, ad oggi però i prezzi dei contratti a pronti sono più
alte dei futures, chiaro segnale di un possibile cambio di trend imminente.
Altro dato da non sottovalutare è l’aumento di esportazioni di greggio e
carburanti da parte della Cina che dopo il 7% del 2017, potrebbero portare ad
una maggiore offerta rispetto alla domanda e quindi ad una drastica diminuzione
dei prezzi.

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